Foto: Il Tempo Daniele Capezzone 07 settembre 2026
Ero sveglio presto ieri mattina, mi sono connesso online e ho ascoltato i leader dell'opposizione a Cernobbio: Schlein, Renzi, Bonelli, più Conte collegato da remoto. Direte voi: bel modo di guastarsi la prima colazione della domenica. E invece no: nonostante tutto, il breakfast è rimasto commestibile. Cosa vedevo? Con rispetto parlando, una natura morta. E cosa sentivo? Le solite accuse al governo, più giaculatorie (male imparate e peggio ripetute) sulla crescita, i salari reali, le bollette, la produzione industriale. Poi ho aspettato con ansia che arrivassero le proposte. E lì mi sono cascate le braccia. Conte ha laconicamente fatto sapere che "abbiamo già accumulato proposte significative" su lavoro, ambiente e conflitto d'interessi. Ah sì? E quali, di grazia? Schlein, nel suo Erasmus permanente, ha inflitto ai presenti un sermoncino a base di decarbonizzazione, 14 miliardi di flessibilità europea da destinare a pompe di calore, case popolari ed elettrificazione, più una spruzzata di difesa comune e una scorzetta di superamento dell'unanimità in Europa. Renzi, che fa di tutto per piacere ai nuovi compagni di strada (i quali invece lo detestano, come dimostra il mezzo avviso di sfratto recapitato ieri da Conte al capo di Italia Viva), ha chiesto di votare a maggio e ha ricordato che il Paese è più povero. Mentre Bonelli, non saprei se dalla Luna o da Marte, ha sproloquiato su rinnovabili e acqua. Tutto già sentito, caramelle appiccicose rimaste attaccate ai denti, musichette ipnotiche nordcoreane. In sintesi, una lagna infinita.
Il problema è che un elenco (di cose sbagliate) non diventa un'alternativa. Non c'è un ordine di priorità, non c'è un costo, non c'è un "prima questo, poi quello". C'è un catalogo. Mettiamola così: se il governo va troppo lentamente nella direzione giusta, questi altri andrebbero velocissimi in direzione sbagliata. E non avendo nemmeno deciso una meta precisa da raggiungere. E così ieri, a Villa d'Este, una platea di manager e osservatori noti per non averne azzeccate molte negli ultimi anni, ha promosso il governo e bocciato l'opposizione con numeri ancora più duri dell'anno scorso. Badate bene, non è un oracolo. In genere, quello che piace a quei signori non piace al resto degli italiani. E del resto sono gli stessi cervelloni che il giorno prima avevano fatto a Vannacci il regalone di mettergli contro Mario Monti, il più detestato tra gli ex premier. Risultato? Applausometro in sala impazzito per Monti, e Vannacci lanciato verso il 10%. Roba da matti.
Ma perfino quel forum, spesso tragicamente scollegato dalla realtà, non vede alcun progetto a sinistra: vede al massimo una coalizione che deve ancora decidere cos'è, cosa vuole e quanto costa. Un'opposizione seria dovrebbe spiegare al Paese, in modo netto, cosa farebbe nei primi cento giorni e cosa non farebbe. Finché resta un insieme di slogan vaghi e incompatibili, resta inconsistente. E defocalizzata. Proprio come suonava ieri mattina. Direte voi: e quindi cosa resta ai compagni? Due sole cose, che faranno indefessi da qui al voto: gridare contro il fascismo che non c'è, e sperare che Vannacci, andando da solo, li aiuti a vincere. Se lo farà, noi saremo fritti, e Vannacci si meriterà il Premio Schlein o la Coppa Bonelli. La consegna sarà affidata a uno a scelta tra Soumahoro, la Salis e Sigfrido Ranucci. Aiuto!
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