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Giuseppe De Marzo

Il passo indietro sulle emissioni in piena crisi

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In Europa il caldo ha ucciso negli ultimi quattro anni oltre duecentomila persone. Nel nostro Continente la temperatura aumenta ad un ritmo doppio rispetto alla media globale. La priorità della politica dinanzi a questi numeri e all'evidenza dei fatti, dovrebbe essere quella di mitigare gli effetti della crisi climatica, adattando e riconvertendo il nostro modello energetico e produttivo. La Commissione europea guidata dalla Von der Leyen sceglie invece di fare l'ennesimo regalo alle lobby dei combustibili fossili, a discapito della nostra salute, dell'ambiente, della scienza e del clima. La Commissione ha chiesto agli Stati membri di non applicare per tre anni le sanzioni previste dal regolamento 2024/1787 sulle emissioni di metano relativamente agli obblighi per gli importatori di petrolio, gas e carbone. Parliamo di uno strumento normativo indispensabile a far rispettare le regole sulle attività di produzione, trasporto, monitoraggio, rendicontazione e riduzione delle emissioni di metano lungo tutta la filiera dei combustibili fossili. Non solo per gli operatori europei ma anche per chi vuole vendere nel nostro mercato. La decisione è stata presa dopo la richiesta avanzata a giugno da dodici Paesi europei, tra cui l'Italia, rinnegando gli obiettivi stabiliti anni prima dall'Unione. Uno schiaffo a quanti hanno investito nella riconversione e nella riduzione delle fonti fossili. Il regolamento entrato in vigore ad agosto del 2024 è stato il primo tentativo al mondo di stabilire obblighi climatici con l'obiettivo di ridurre le perdite, limitando la pratica del 'venting' (rilascio volontario di gas in atmosfera) e del 'flaring' (che consiste nel bruciare gas in torcia). Ogni anno decine di miliardi di metri cubi di gas vengono dispersi proprio dai Paesi da cui l'Europa importa metano: Algeria, Libia, Stati Uniti, Egitto, Azerbaijan. Dobbiamo assolutamente evitarlo, perché il metano inquina molto più dell'anidride carbonica. Da solo è responsabile di quasi il 30% dell'aumento delle temperature. Secondo l'Ipcc riscalda l'atmosfera tra le ottantaquattro e le ottantasei volte più della CO2 se calcolato su un arco temporale di 20 anni. Per questi motivi diminuire l'utilizzo di metano è la strada più veloce per contrastare nell'immediato il global warming e tornare a respirare. La pressione delle lobby che minacciano di esportare su altri mercati è stata invece sufficiente per far dimenticare a chi ci governa evidenze scientifiche, obblighi e responsabilità. Il governo Meloni non venga a parlarci di scelta fatta per la nostra sicurezza. Questa balla non regge da anni dinanzi alle conseguenze devastanti della crisi climatica. Che sicuramente non toccheranno le vite e le famiglie di chi gode di lussi, privilegi, rendite e confort. La nostra sicurezza coincide con l'uscita dall'era dai fossili. Dipende dagli investimenti fatti per un nuovo modello energetico e produttivo, dalle politiche di adattamento e mitigazione, dalle norme per la tutela della salute pubblica e del diritto al lavoro, dallo stop al consumo di suolo, dal rispetto dei trattati internazionali sulla biodiversità, dalla cooperazione con i Paesi del sud del mondo, dalla rinuncia alla guerra ed al riarmo. Quanto ancora le nostre vite dovranno rimanere ostaggio di ciò che succede ad Hormuz e di quello che impone una vecchia oligarchia legata ai fossili ed alle armi? Facciamo Eco!
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