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CNEL – CONSIGLIO NAZIONALE ECONOMIA E LAVORO * RAPPORTO GIOVANI EXPAT: «L'83% TORNEREBBE IN ITALIA CON SALARI PIÙ ALTI, IL 79% CHIEDE PIÙ MERITO»

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10.31 - lunedì 7 settembre 2026 (Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all'Agenzia Opinione) – //// Rapporto CNEL sui giovani expat: l'83% tornerebbe in Italia con salari più alti e il 79% chiede più merito. Dall'indagine promossa dal CNEL oltre 2.500 risposte di giovani italiani all'estero. Il 93% ha almeno una laurea Salari e merito. Su questi due fronti si gioca la possibilità che i giovani italiani all'estero tornino in Italia, secondo l'indagine promossa dal Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro e contenuti nel Rapporto «Giovani Expat. Come farli tornare», che ha raccolto complessivamente oltre 2.500 risposte (di cui 1.803 analizzate in questa prima versione del Rapporto). Il CNEL si è rivolto direttamente ai giovani tra i 18 e i 34 anni che hanno lasciato il Paese, con un questionario diffuso attraverso i propri canali e la rete di università, associazioni e comunità italiane nel mondo, per domandare le ragioni della partenza, il bilancio dell'esperienza e le condizioni alle quali prenderebbero in considerazione il rientro. L'indagine è stata realizzata per il CNEL da REF Ricerche con Questlab, e i primi risultati sono stati anticipati ieri dal Presidente Renato Brunetta al Forum TEHA di Cernobbio. A rispondere è stata la parte più formata di una generazione: il 93% è laureato, con il 45% in possesso di una laurea magistrale, il 22% di un master, il 14% di una laurea triennale e il 12% di un dottorato. Il 58% ha lasciato l'Italia appena terminati gli studi, senza averci mai lavorato. Oggi l'87% dei rispondenti vive in un Paese europeo (il 60% nell'Unione europea, il 27% in Europa extra-UE) e l'8,5% in Nord America. 'Tutti parlano di giovani, ma quasi nessuno parla davvero con loro. Noi abbiamo scelto di farlo', dichiara il Presidente del CNEL Renato Brunetta. 'Abbiamo aperto un canale diretto di ascolto, una piattaforma di confronto stabile con chi vive e lavora all'estero, e la risposta è stata straordinaria per lucidità e nettezza. I nostri expat ci indicano un'agenda chiara, fatta di retribuzioni adeguate e riconoscimento del merito. Ora tocca al Paese dare risposte: alle imprese, prima di tutto, chiamate a scommettere sul capitale umano qualificato invertendo la debolezza della domanda, e alle istituzioni, per creare le condizioni di un ritorno non solo auspicato, ma conveniente'. 'Sedici miliardi l'anno di capitale umano formato in Italia e messo a frutto altrove sono un'emorragia che nessuna economia della conoscenza può permettersi. Eppure, quasi due terzi di chi ha risposto dichiara che tra cinque anni sarà dove ci saranno le opportunità migliori: quindi anche qui, se sapremo crearle. Il talento italiano non manca mai all'appello. Tocca all'Italia meritarselo' conclude Brunetta. Un aumento consistente delle retribuzioni è la condizione per il ritorno in Italia più citata in assoluto, giudicata estremamente rilevante dall'83% dei rispondenti. Sommando i giudizi di rilevanza, le opportunità di lavoro adeguate al proprio profilo arrivano all'88% e il merito al 79%. Seguono gli incentivi al rientro con il 75% e la conciliazione tra vita e lavoro con il 72%, mentre alloggi accessibili e servizi pubblici efficienti, gli ambiti di competenza più diretta dell'attore pubblico, chiudono la graduatoria con il 63% e il 62%. Le stesse due voci, in ordine invertito, spiegano la partenza. Le basse retribuzioni sono estremamente rilevanti per quattro rispondenti su cinque, seguite dalla cultura del lavoro giudicata arretrata e dalla scarsa valorizzazione delle competenze. Il 49% indica la lentezza della burocrazia e il 48% il peso di clientelismo e raccomandazioni, quota che cresce sensibilmente tra chi è partito dal Mezzogiorno. Alla domanda su quale singolo intervento avrebbe la precedenza assoluta, oltre la metà dei rispondenti (53%) sceglie le retribuzioni, quasi uno su cinque (19%) le opportunità di lavoro, il 6% la meritocrazia in senso stretto. Al Nord la priorità retributiva raccoglie il 55%, nel Mezzogiorno scende al 48% e lascia spazio proprio alle richieste di merito e di stabilità dell'impiego. L'indagine si innesta sul quadro statistico elaborato dal CNEL, che fotografa una vera e propria emorragia generazionale: tra il 2011 e il 2024 l'Italia ha perso, al netto dei rientri, 441 mila giovani tra i 18 e i 34 anni, con un saldo negativo record di oltre 61 mila unità nel solo 2024. A certificarne l'anomalia è l'Indice Sintetico dei Flussi Migratori (ISFM) ideato dal CNEL: per ogni coetaneo che arriva da un'economia avanzata, partono più di 14 giovani italiani (14,5), a fronte di un rapporto sostanzialmente paritario (attorno all'unità) nelle altre grandi nazioni europee. Il valore del capitale umano fuoriuscito è stimato in 159,5 miliardi di euro nel periodo 2011-2024, pari a circa 16 miliardi l'anno secondo i trend più recenti. A parità di potere d'acquisto, tra il 2000 e il 2024 lo svantaggio salariale dell'Italia è peggiorato verso tutti i principali partner europei: da un vantaggio dell'1% a un ritardo del 7% rispetto alla Spagna, da un divario del 14% al 36% verso la Germania, fino a salire dal 39% al 71% nei confronti della Svizzera. Il rapporto integrale è disponibile al seguente link e in allegato: Categoria news: OPINIONEWS ITALIA
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