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Claudia Conte

IL TEVERE: UN ARCHIVIO VIVENTE DI MEMORIA, CULTURA E TRADIZIONE

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Foto: AiCS Oggi parliamo di cultura, territorio e comunità con Bruno Molea, Presidente nazionale di AiCS – Associazione Italiana Cultura Sport. Un impegno che va ben oltre lo sport e il sociale, per valorizzare identità, memorie e territori attraverso linguaggi capaci di parlare al presente, come il cinema e l'audiovisivo. Partiamo proprio da qui, e dal progetto Le Voci del Tevere, presentato alla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, per raccontare una visione in cui cultura e partecipazione diventano strumenti concreti per costruire il futuro. Presidente Molea, AiCS è conosciuta soprattutto per il suo impegno nello sport e nel sociale. Quanto è importante oggi investire anche nella cultura e nel cinema come strumenti di crescita, partecipazione e costruzione di comunità? Per l'Associazione italiana cultura sport, come dice il nome stesso, la cultura non è mai stata un ambito separato dallo sport o dall'impegno sociale. Sono linguaggi diversi attraverso i quali perseguiamo la stessa finalità: creare occasioni di partecipazione, rafforzare i legami tra le persone e offrire strumenti di crescita individuale e collettiva. Il cinema, da questo punto di vista, ha una forza straordinaria perché riesce a rendere visibili storie, luoghi e persone che altrimenti rischierebbero di restare ai margini del racconto pubblico. Credo che oggi ci sia un grande bisogno di spazi nei quali le comunità possano riconoscersi e raccontarsi. Investire in cultura significa anche questo: dare voce ai territori, alimentare consapevolezza e senso di appartenenza, soprattutto tra le nuove generazioni. È pienamente coerente con la missione di un ente come AiCS. Le Voci del Tevere arriva alla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia grazie anche al contributo di AiCS. Cosa significa per voi portare un progetto sostenuto dall'associazione in uno dei più prestigiosi palcoscenici internazionali del cinema? È certamente motivo di soddisfazione, ma soprattutto rappresenta un riconoscimento importante per il progetto e per il lavoro delle tante persone e realtà territoriali che lo hanno reso possibile. Le Voci del Tevere - di cui a Venezia presentiamo trailer e backstage, essendo già in concorso alla Festa del cinema di Roma - nasce dalla capacità di osservare un territorio e di trasformarne memorie, mestieri, tradizioni e paesaggi in un racconto contemporaneo. Poterlo presentare a Venezia e a Roma significa offrire a quelle comunità una vetrina molto più ampia e dimostrare che anche esperienze profondamente radicate nei territori possono parlare a un pubblico nazionale e internazionale. Per AiCS è inoltre la conferma che sostenere produzione culturale di qualità significa generare opportunità. La presenza alla Casa della Critica, con la presentazione del trailer e del backstage, è una tappa prestigiosa di un percorso che vogliamo continui a crescere. Il mediometraggio racconta il Tevere attraverso le persone, le tradizioni, i mestieri e le memorie dei territori che attraversa. È anche questo, secondo lei, il ruolo della cultura: custodire l'identità di un Paese prima che alcune storie e alcuni saperi vadano perduti? Sì, ma credo che la cultura debba fare qualcosa in più che conservare. Deve riuscire a rendere vivo ciò che ereditiamo, a reinterpretarlo e a consegnarlo alle nuove generazioni con linguaggi capaci di parlare al presente. Nel progetto il Tevere diventa una sorta di archivio vivente. Attorno al fiume incontriamo mestieri, racconti popolari, personaggi, tradizioni e testimonianze che appartengono alla storia delle comunità attraversate. Dagli uncinatori di Pretola alle ultime impagliatrici, fino a episodi e figure della memoria locale: sono elementi che rischierebbero di essere dimenticati se non trovassimo nuovi modi per raccontarli. La nostra identità nazionale, del resto, è composta proprio da una straordinaria pluralità di identità locali. Tutelarle non significa rinchiuderle nel passato, ma riconoscerne il valore e farne una risorsa culturale per il futuro. Nel film il rapporto tra uomo, territorio e natura è centrale. In un'epoca in cui spesso parliamo di crisi ambientale e di perdita del legame con le comunità locali, quanto è necessario recuperare un rapporto più profondo con i nostri territori? È necessario, perché per troppo tempo abbiamo pensato all'ambiente come a qualcosa di distinto dalla vita delle persone. In realtà il territorio è il luogo nel quale si intrecciano ambiente, economia, relazioni sociali, cultura e qualità della vita. Il Tevere, nel film, rende evidente proprio questa connessione: il paesaggio naturale non fa semplicemente da sfondo alla storia, ma custodisce memoria e determina il modo in cui le comunità si sono sviluppate e hanno costruito le proprie tradizioni. Recuperare un rapporto più consapevole con i territori significa quindi anche assumersi una responsabilità verso di essi. La sostenibilità non può essere soltanto un insieme di politiche ambientali: deve diventare cultura quotidiana, capacità di conoscere ciò che abbiamo intorno e volontà di prendercene cura. E penso che associazionismo, educazione, sport e cultura possano contribuire moltissimo a costruire questa consapevolezza. AiCS opera quotidianamente attraverso una rete capillare di associazioni e realtà locali. Quanto può essere strategico il cinema per raccontare quell'Italia meno visibile, fatta di piccoli centri, tradizioni e comunità che rappresentano una parte fondamentale della nostra identità nazionale? Può esserlo moltissimo, perché quell'Italia è esattamente l'Italia che l'associazionismo incontra ogni giorno. Una parte enorme della vita sociale e culturale del nostro Paese si svolge lontano dai grandi centri: nelle associazioni, nei circoli, nei piccoli comuni, nei luoghi nei quali volontari, operatori culturali, dirigenti sportivi e cittadini costruiscono quotidianamente relazioni e occasioni di partecipazione. Il cinema ha la capacità di trasformare queste esperienze locali in storie universali. Può far conoscere un mestiere quasi scomparso, una tradizione, una comunità o un paesaggio e, nello stesso tempo, parlare di temi che riguardano tutti: appartenenza, memoria, cambiamento, rapporto tra generazioni. Le Voci del Tevere ne è un esempio molto efficace perché mette insieme quattro regioni e utilizza il corso del fiume come filo capace di collegare territori e storie differenti. È un approccio nel quale AiCS si riconosce pienamente: partire dai territori per costruire un racconto più ampio del Paese. Guardando al futuro, quale ruolo immagina per AiCS nel mondo della cultura? Possiamo aspettarci nuovi progetti capaci di unire sport, sociale, territorio, memoria e linguaggi contemporanei come il cinema e l'audiovisivo? È certamente una direzione sulla quale vogliamo continuare a lavorare e il nostro Dipartimento Cultura – che ringrazio per l'impegno - a riguardo è molto attivo. AiCS ha una caratteristica che considero particolarmente preziosa: mette insieme ambiti che troppo spesso vengono considerati separatamente. Sport, cultura, ambiente, politiche sociali, formazione e partecipazione civica, nella vita reale delle comunità, sono invece profondamente collegati. Il nostro compito può essere proprio quello di favorire queste contaminazioni. Non abbiamo interesse a entrare nel mondo del cinema semplicemente per 'fare cinema': ci interessa utilizzare anche il cinema e l'audiovisivo quando possono diventare strumenti di inclusione, educazione, memoria e valorizzazione dei territori. Credo inoltre che i linguaggi contemporanei offrano possibilità enormi per raggiungere pubblici nuovi, soprattutto i giovani. La sfida per un grande ente di promozione sociale è continuare a custodire il patrimonio di relazioni costruito nei territori e, contemporaneamente, trovare modalità nuove per raccontarlo. È su questo equilibrio tra radicamento e innovazione che immagino anche il futuro dell'impegno culturale di AiCS. Aggiornato il 07 settembre 2026 alle ore 13:23
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