di Fabio Desideri (*)
Di fronte alle prossime elezioni amministrative c'è chi continua a individuare ampi margini di manovra per Roberto Gualtieri. Ma il vero tema politico non è quanto spazio possa esserci per una nuova narrazione dell'amministrazione. È capire quale giudizio daranno i romani dopo quasi cinque anni di governo della Capitale.
Roma non può essere valutata soltanto attraverso le grandi opere, le inaugurazioni, gli eventi internazionali o le riqualificazioni realizzate in alcune aree della città. Il bilancio di un'amministrazione deve essere valutato sulla città nel suo complesso e, soprattutto, sulla qualità della vita di chi la abita ogni giorno.
Ed è proprio osservando il territorio che emergono numerose criticità: trasporto pubblico e mobilità, manutenzione di strade e marciapiedi, rifiuti e decoro urbano, sicurezza, illuminazione, verde pubblico, lavori pubblici non ancora completati, gestione dei cantieri, servizi amministrativi, servizi sociali, scuole e nidi, parcheggi di scambio e qualità complessiva dello spazio urbano.
A questo si aggiunge una questione che non può essere elusa: le differenze ancora evidenti tra centro e periferie. Non tutti i cittadini vivono la stessa Roma. In molti quartieri periferici restano prioritari problemi concreti: trasporto pubblico, manutenzione stradale, qualità degli spazi pubblici, cura del verde, illuminazione, accessibilità ai servizi sociali, disponibilità di scuole e nidi, parcheggi di scambio e tempi di risposta dell'amministrazione.
Questa differenza territoriale rappresenta uno dei temi sui quali l'amministrazione dovrà essere valutata: una Capitale realmente equilibrata deve garantire progressivamente livelli adeguati di servizi e qualità urbana nei diversi quartieri, non soltanto nelle aree maggiormente interessate dagli interventi di riqualificazione.
Anche la stagione delle grandi opere presenta una doppia dimensione. La Metro C è un'infrastruttura strategica per il futuro della Capitale, ma la prosecuzione dei lavori comporta nuovi cantieri, modifiche alla viabilità e ripercussioni sulla mobilità quotidiana nei territori interessati. Per questo la gestione dei cantieri, l'informazione ai cittadini, il rispetto dei cronoprogrammi e la realizzazione delle opere complementari costituiscono parte integrante della responsabilità amministrativa.
Lo stesso vale per i parcheggi di scambio, indispensabili per rendere più efficace l'integrazione tra mobilità privata e trasporto pubblico e per ridurre la pressione del traffico sulla città. La loro disponibilità, distribuzione e funzionalità rappresentano quindi un elemento importante di una politica della mobilità che voglia affrontare anche le esigenze dei cittadini provenienti dalle periferie e dall'area metropolitana.
Sul verde pubblico, il tema non riguarda soltanto la manutenzione. Riguarda anche gli abbattimenti di numerose alberature adulte effettuati in diversi quadranti della città e la loro sostituzione con giovani alberature. Il numero delle nuove piantumazioni non può essere l'unico parametro di valutazione: un albero adulto e uno appena piantato non producono lo stesso beneficio in termini di ombreggiamento, mitigazione del calore e qualità dello spazio urbano. A questo si aggiungono le difficoltà di attecchimento e le situazioni di sofferenza riscontrate su alcune nuove piantumazioni durante l'estate, fino alla necessità di ricorrere a interventi straordinari di irrigazione.
Anche la qualità delle nuove riqualificazioni urbane merita attenzione. Piazza dei Cinquecento è uno degli interventi che impongono una riflessione sulla qualità effettiva dello spazio pubblico restituito ai cittadini, compresa la disponibilità di verde e di ombra. In una città sempre più esposta alle temperature elevate, l'ombreggiatura non è un elemento accessorio, ma una componente della vivibilità dello spazio pubblico.
Sul fronte dei rifiuti, le criticità restano particolarmente rilevanti. Raccolta, trattamento, impiantistica e qualità del servizio continuano a rappresentare uno dei principali temi di confronto sulla gestione della Capitale. Il termovalorizzatore di Santa Palomba è stato individuato come infrastruttura strategica per contribuire al superamento strutturale dell'attuale sistema, ma il percorso ha incontrato contestazioni e questioni procedurali e realizzative che hanno alimentato un confronto politico e istituzionale tuttora aperto. Nel frattempo, il costo complessivo del servizio previsto dal PEF 2026 raggiunge 921,3 milioni di euro, circa il 7% in più rispetto agli 862 milioni del 2025, mentre la TARI 2026 aumenta mediamente del 5,19% per le utenze domestiche e del 5,20% per quelle non domestiche.
Il cittadino, quindi, non valuta soltanto i programmi futuri o le infrastrutture in corso di realizzazione: valuta il servizio che riceve oggi e il costo che sostiene per ottenerlo.
Ma una Capitale moderna deve essere efficiente anche nell'amministrazione ordinaria. Dalla CIE ai servizi anagrafici e municipali, dall'accesso ai servizi sociali alle risposte rivolte alle famiglie e alle persone fragili, l'efficienza amministrativa è parte integrante della qualità della vita. La digitalizzazione rappresenta un passo importante, ma non può essere considerata sufficiente se il cittadino continua a incontrare difficoltà nell'ottenere una risposta, un appuntamento o una prestazione.
Lo stesso vale per nidi, scuole dell'infanzia e servizi educativi. L'ampliamento dell'offerta rappresenta un elemento positivo, ma la presenza di graduatorie e liste d'attesa evidenzia che la domanda non è ancora completamente soddisfatta. Per una Capitale che ambisce a essere moderna e competitiva, garantire alle famiglie un'offerta adeguata di servizi educativi deve rappresentare una priorità.
Tutto questo conduce alla questione centrale: Roma ha avuto a disposizione una quantità eccezionale di risorse legate al Giubileo e al PNRR. Il programma aggiornato degli interventi giubilari comprende 337 interventi per 4,3149 miliardi di euro, dei quali 1,7738 miliardi di fondi giubilari e 2,5411 miliardi di altri finanziamenti, compresi i 500 milioni del PNRR destinati al programma Caput Mundi. A queste risorse si aggiungono 570 milioni per il Programma Accoglienza.
Di fronte a numeri di questa dimensione, il giudizio politico non può limitarsi a contare le opere inaugurate. La domanda è se questa straordinaria disponibilità finanziaria abbia prodotto quella trasformazione strutturale della Capitale che Roma avrebbe avuto la possibilità di realizzare: una città più efficiente, moderna, accessibile, sostenibile e capace di guardare ai prossimi decenni.
Ed è proprio qui che si concentra la critica di AGISCI ITALIA: non si tratta di negare le opere realizzate, ma di valutare se l'insieme degli investimenti abbia determinato un cambiamento strutturale proporzionato alla dimensione delle risorse disponibili e alle esigenze della Capitale.
Se, una volta conclusa questa stagione eccezionale di investimenti, Roma dovesse continuare a confrontarsi con criticità strutturali in materia di mobilità, rifiuti, manutenzione, verde, servizi, periferie, parcheggi e qualità urbana, sarebbe legittimo considerare quella stagione come un'occasione non pienamente sfruttata.
È questa la differenza tra amministrare una città e trasformarla. Una città non cambia realmente soltanto perché vengono inaugurate nuove opere: cambia quando quelle opere migliorano in modo stabile la vita dei cittadini, riducono le differenze territoriali e rendono più efficienti i servizi.
Per questo, alla vigilia della campagna elettorale, il confronto non dovrebbe essere sulla capacità di costruire una nuova narrazione, ma sulla capacità di presentare ai cittadini un bilancio verificabile e di spiegare quale Roma sia stata effettivamente costruita dopo quasi cinque anni di amministrazione.
Ed è su questo terreno che AGISCI ITALIA colloca la propria posizione politica. «Non contestiamo la necessità di investire su Roma, né intendiamo negare le opere realizzate – afferma Fabio Desideri, Segretario nazionale di AGISCI ITALIA – ma riteniamo che una Capitale non possa essere valutata soltanto attraverso le inaugurazioni e i grandi progetti. Il vero bilancio deve partire dalla Roma quotidiana, quella che vive nei quartieri, nelle periferie e nel centro: trasporti, rifiuti, verde, manutenzione, sicurezza, servizi amministrativi, scuole, nidi, servizi sociali, parcheggi, infrastrutture e qualità dello spazio pubblico. Il Giubileo e il PNRR hanno rappresentato un'opportunità straordinaria e difficilmente ripetibile. Roma ha avuto a disposizione risorse che avrebbero potuto contribuire a una trasformazione strutturale della Capitale e a una programmazione capace di guardare ai prossimi decenni. A nostro giudizio, il punto politico è capire se questa opportunità sia stata sfruttata fino in fondo. Perché investire risorse straordinarie non significa automaticamente trasformare una città. La vera misura del risultato sarà ciò che resterà ai romani quando gli eventi saranno terminati, i cantieri chiusi e quelle risorse non saranno più disponibili. AGISCI ITALIA ritiene che Roma abbia bisogno di un cambio di passo: non di una nuova narrazione, ma di una visione amministrativa capace di ricucire le differenze tra centro e periferie, migliorare concretamente i servizi, completare le infrastrutture, governare i cantieri, rafforzare i servizi educativi e sociali e utilizzare ogni risorsa pubblica per costruire una Capitale più efficiente, equilibrata e competitiva. Saranno i cittadini, nel 2027, a valutare il risultato di questi anni di amministrazione».
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