15.30 - lunedì 7 settembre 2026
(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all'Agenzia Opinione) –
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Oggi sento un sentimento diffuso di indignazione, preoccupazione e paura per il risultato ottenuto dall'AfD nelle elezioni regionali in Sassonia-Anhalt. Mi chiedo: 'Ma siamo davvero sicuri che la risposta debba essere soltanto questa?'
Possiamo essere contrari all'AfD, possiamo non condividere le sue posizioni e possiamo discutere anche duramente delle sue proposte. Ma quando una forza politica che viene definita di estrema destra arriva a raccogliere oltre il 40% dei consensi, forse prima di indignarci dovremmo avere il coraggio di fare un ragionamento più profondo.
Perché così tante persone hanno scelto di votarla?
Questa è la domanda che la politica dovrebbe porsi. Continuare a raccontare che chi vota a destra è ignorante, razzista, fascista o incapace di capire non risolverà il problema. Anzi, rischia di aggravarlo. Non bisogna infatti continuare a immaginare l'elettore di destra come il cliché dell'estremista con i capelli rasati, il tatuaggio della svastica sul braccio e l'odio verso l'immigrato.
Non è così.
Io stesso rappresento una destra forte, convinta e determinata, ma non una destra estremista. No al razzismo. No al fascismo. No al nazismo. No all'odio. Ma prima di parlare e di giudicare, forse sarebbe utile conoscere davvero la realtà.
Siete mai stati, durante un fine settimana, in alcune grandi città tedesche come Colonia o Francoforte? Avete osservato come sono cambiate alcune zone delle città? Avete parlato con i cittadini tedeschi che vivono quei cambiamenti sulla propria pelle?
In alcune aree urbane la presenza di comunità straniere è diventata molto consistente e, per molti cittadini autoctoni, questo ha significato anche un progressivo spostamento verso le periferie. E allora c'è un altro errore che la politica commette troppo spesso: considerare il voto delle periferie come il voto degli ignoranti, dei contadini, degli zotici, di chi non capisce la modernità. Ma è una lettura profondamente sbagliata. Perché spesso il voto delle periferie è semplicemente il voto autoctono, il voto di chi è rimasto più direttamente a contatto con le conseguenze dei cambiamenti sociali, economici e demografici degli ultimi anni.
Non è un voto ignorante.
È un voto che chiede di essere ascoltato. Ma dire questo non significa rinunciare a parlare di sicurezza, legalità, immigrazione, certezza della pena, tutela delle nostre comunità e rispetto delle regole. Sono temi che riguardano concretamente la vita delle persone e che la politica non può lasciare nelle mani degli estremismi.
Il punto, a mio avviso, è proprio questo: quando i cittadini si sentono abbandonati, cercano qualcuno che prometta di dare loro una risposta.
E questo vale in Germania come in Italia. Se una persona percepisce che il proprio quartiere è cambiato rapidamente e che le istituzioni non governano adeguatamente questi cambiamenti; se teme per la propria sicurezza; se chiede giustizia e certezza della pena e non percepisce risposte sufficientemente efficaci; se una famiglia con una persona con disabilità deve combattere ogni giorno per ottenere servizi e diritti; se un lavoratore non riesce più a vedere una prospettiva per il proprio futuro, quella persona non può essere liquidata con un'etichetta.
Deve essere ascoltata.
Ed è proprio questo che dovrebbe fare una politica di destra moderna: ascoltare ciò che le persone sentono, ciò che chiedono di cambiare e ciò che non accettano più. La mia esperienza politica mi ha insegnato proprio questo.
La politica deve rappresentare le persone.
E oggi, nella realtà che rappresento, continuo a credere che il compito di una destra seria sia proprio quello di recuperare questo rapporto con i cittadini: una destra forte nelle idee, ferma nei principi, ma rispettosa della democrazia e lontana da ogni forma di odio e di estremismo.
L'intelligenza politica, del resto, sta anche nel saper coniugare i propri valori con il territorio nel quale si vive, con le persone che si rappresentano e con le esigenze concrete di quella comunità.
Non esistono ricette politiche che possano essere semplicemente calate dall'alto. Esistono territori da conoscere e cittadini da ascoltare.
Per questo il voto della Sassonia-Anhalt dovrebbe rappresentare un campanello d'allarme per tutta la politica europea.
Non perché 'ha vinto la destra', ma perché una parte enorme dell'elettorato ha scelto di affidarsi a una forza che i partiti tradizionali considerano estrema. La risposta non può essere insultare quegli elettori. Non può essere considerarli tutti razzisti, ignoranti o fascisti. Bisogna capire quali sono le paure, le preoccupazioni e le richieste che li hanno portati a quel voto. Perché se la politica 'democratica' non è più capace di ascoltare, qualcun altro lo farà.
Anche l'Europa deve interrogarsi.
Non possiamo costruire un'Europa percepita come distante dai cittadini e poi stupirci se i cittadini si allontanano dall'Europa. Serve un'Europa che torni a mettere al centro le persone, i territori, il lavoro, la sicurezza, la famiglia e la dignità delle comunità.
Un'Europa dei cittadini, non soltanto delle banche e della burocrazia. La crescita delle destre non si ferma demonizzandole. Si ferma, eventualmente, tornando a dare risposte migliori ai cittadini. Il voto tedesco, quindi, non va semplicemente festeggiato né demonizzato.
Va ascoltato.
Perché dietro ogni voto c'è una persona. E dietro ogni persona c'è una storia, una paura, una speranza e una richiesta alla politica. La vera domanda che dobbiamo porci non è soltanto perché abbia vinto l'AfD. La vera domanda è:
che cosa abbiamo fatto, e che cosa non abbiamo fatto, perché così tanti cittadini abbiano smesso di sentirsi rappresentati dai partiti tradizionali?
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Massimo Bessone
Ex Assessore provinciale – Referente altoatesino del Comitato 'Bolzano 308' di Futuro Nazionale
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